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::Masseria "La Robba" a Villalba » Storia

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O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Masseria "La Robba"

Masseria "La Robba"

Strada Provinciale 16



Nella parte alta del paese si può apprezzare "la Robba", antica tenuta appartenente alla famiglia dei Palmieri. La localizzazione permetteva al barone di controllare dal balcone le sue tenute e i movimenti dei coloni e dei braccianti. Oltre al controllo del territorio, una delle funzioni principali della Robba era quella di accumulare e conservare, per poi vendere, i prodotti aziendali, in particolare il grano.
Conosciuto anche come Casale Miccichè, occupa la sommità di un'altura a 657 metri di altitudine e domina il centro abitato di Villalba, lungo la strada provinciale n. 16 che da Villalba conduce a Mussomeli.
Questo tipo di costruzione,comunemente chiamato dagli abitanti "La Robba", è un elemento del territorio siciliano molto importante per la sua storia, indissolubilmente legata al latifondo, sorto in Sicilia in epoca romana per la coltivazione del grano e consolidatosi con i Normanni. Questa masseria ha fatto la fortuna dei signori feudali e successivamente della borghesia meridionale.
La struttura presenta evidenti segni di trasformazione, testimoni di una successione di interventi che nel tempo hanno modificato in parte l'organizzazione architettonica e funzionale del complesso, che in alcune parti rendono difficoltosa l'identificazione dell'originaria destinazione d'uso degli spazi.
Fin dal tempo degli Arabi ha accompagnato le vicende del feudo sul quale sorge, anche se all'epoca si presentava con un impostazione planimetrica diversa. Si ritiene che sino al XVIII sec. non vi sia stato alcun insediamento stabile pur se la torre di guardia medievale, poi trasformata dai nobili Palmeri in palazzo familiare, fa supporre che il feudo di Miccichè continuasse ad essere in parte coltivato e, soprattutto, utilizzato per l'allevamento del bestiame da parte di servi che vi conducevano una vita semi stanziale legata alla transumanza annuale come del resto avveniva in quel periodo un po' in tutta la Sicilia centro-occidentale.
Funzione imprescindibile era, infatti, il ricovero del bestiame. La masseria, realizzata con conci di pietra bianca in stile tardo-barocco, si estende per ben 10000mq.
Numerosi i proprietari che si sono alternati nell'investitura del feudo, limitandosi a praticare le suddette attività; ma chi ha dato vita e maggiore dignità al Feudo Miccichè e alla Masseria esistente, facendola diventare anche residenza signorile, è stato don Niccolò Palmeri, che acquistò il latifondo nel 1751.
Il complesso si sviluppa per un totale di circa 10.000 Mc. La "Robba", come viene oggi chiamata dai villalbesi la masseria, ha un impianto planimetrico quadrangolare di dimensioni esterni 66 x 58 m con corte interna, anch'essa quadrangolare, di metri 32 x 41, chiamata "baglio" dentro cui si svolgevano le principali attività. C'erano il forno o la panetteria, la dispensa, i magazzini, le stalle, le abitazioni del campiere e del curatolo.
Si accede tramite due turchetti, uno a sud della masseria, ormai impraticabile, destinato al transito del bestiame, e l'altro sul lato Est della fabbrica, destinato anticamente all'ingresso delle carrozze, oggi al transito di mezzi agricoli. Al centro del cortile c'è un grande abbeveratoio. Circa dieci anni dopo l'acquisto del feudo da parte dei Palmeri, venne edificata la parte più a valle del complesso, destinata alla residenza padronale.
Sul fronte principale esterno si conserva straordinariamente il grande portale; realizzato con conci di pietra bianca, in stile tardo-barocco, è formato da due alte paraste su altrettanti piedistalli laterali, da un arco a tutto sesto centrale e da un architrave superiore. Tutti gli elementi sono decorati da modanature e da rosette in bassorilievo.Accanto al portale è collocata una epigrafe, fatta installare dalla famiglia Lanza di Trabia, che ricorda l'ospitalità avuta da Giuseppe Garibaldi nella masseria da parte della famiglia Palmeri.
In un secondo momento vennero probabilmente aggiunte altre due ali all'impianto, una lungo la regia trazzera, destinata a stalle e pagliere; l'altra a sud del complesso, più elevata altimetricamente, adibita a granai; il piano superiore di uno dei due edifici posti sullo stesso asse, era destinato anche a "paglialora", cioè pagliera.
Per circa un secolo la masseria, composta dagli edifici sopraddetti, si sviluppava intorno alla corte che, però, non era chiusa, ma, delimitata solo in tre lati, con l'ultima ala, quella verso Ovest ancora non costruita, mostrandosi fino a metà XIX secolo come un impianto a "C". Risale a dopo il 1875, la realizzazione dell'ultimo corpo della masseria, come testimonia la data incisa sulla muratura. Gli ambienti di questo lato furono destinati prevalentemente a stalle.
Si ha dunque, sul finire del XIX sec. l'ultimazione del complesso e l'impostazione planimetrica conservatasi fino ai nostri giorni.
Poco distante dal nucleo del Casale, verso Nord, si trova la cappella. Costruita per opera dalla famiglia Palmeri, non sappiamo, però, a quando risale l'edificazione di questa piccola architettura religiosa a servizio della grande masseria e anche dell'ormai popolatissimo centro abitato di Villalba.
L'edificio in stile tardo barocco, oggi sconsacrato, è a pianta rettangolare con abside circolare e copertura con tetto a capanna. La facciata è decorata da un portale con stipiti ed architrave modanati e da un rosone circolare.
Fu quindi la famiglia Palmeri a dare al Casale Miccichè un ottimo sviluppo, rendendolo un punto nodale per l'economia del feudo e di quelli limitrofi.
Nel 1892 il feudo venne acquistato dalla signora Giulia Florio, moglie di Pietro Lanza, principe di Trabia e Butera, proprietario del confinante feudo di Polizzello. Fino alla Riforma Agraria del 1952 il Casale e il feudo rimasero di proprietà della famiglia Lanza; negli anni seguenti feudo e stabile furono ripartiti ai contadini, destinando la Robba a stalle e magazzini.
Dalla fine dello scorso XX secolo per la struttura ha inizio una fase di declino, che la porta a divenire completamente disabitata, anche se ancora adibita a stalle e a magazzini per la conservazione di foraggi. Alcune unità sono completamente chiuse e inutilizzate dai proprietari.
Oggi, a parte qualche unità destinata a civile abitazione, ristrutturata, la struttura versa in un pessimo stato di conservazione.
Fonte: articolo dell'Architetto Angelo Guarino è un abstract e un adattamento della tesi di laurea "Il Casale Miccichè nel territorio di Villalba: un caso studio", discussa presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Palermo il 21 Luglio 2010.



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